isole orcadi, scozia

Outrun – Nelle isole estreme

7 commenti

Se mi seguite da già un po’, certamente saprete che amo profondamente le Isole Orcadi. Dopo essere stata diverse volte in Scozia, non credevo che avrebbe potuto sorprendermi, regalandomi un’emozione ancora più forte di quella che già avevo provato in passato.

Insieme a Pina Bertoli, de “Il Mestiere di Leggere”, abbiamo deciso di scrivere un articolo a quattro mani, unendo la sua passione per i libri, alla mia passione per la Scozia ed abbiamo scelto di cimentarci con “Outrun”, di Amy Liptrot, nativa delle Isole Orcadi.

Se prima di leggere questo libro, ero innamorata di queste isole misteriose, spesso avvolte dalla nebbia e perdute nell’estremo nord della Scozia, leggerlo ha rafforzato questo sentimento, in maniera indelebile.

Ho rivisto attraverso le parole di Amy, tanti luoghi a me cari e che mi hanno regalato sorrisi inattesi ed emozioni indimenticabili. Ho appreso di luoghi ancora più remoti e sconosciuti, che mi auguro di poter visitare e vedere con i miei occhi il più presto possibile! Piccole isole abitate solo da animali e che non vedono la presenza di un uomo da tempo, holms disabitati, fari e piccole comunità, disseminate lungo tutto questo arcipelago.

Andiamo a conoscere insieme questi luoghi che hanno visto la rinascita interiore di una donna così forte, da raccontare con tanta verità, i suoi travagli interiori, fino alla sua rinascita. Ha riscoperto la sua terra, così come ha riscoperto se stessa, ritrovandosi.

Nelle isole estreme, di Amy Liptrot, Guanda editore 2017, titolo originale “The Outrun”, traduzione di Stefania De Franco

orcadi - FOTO 1

Le Isole Orcadi, sono un arcipelago delle Isole del Nord della Scozia. Si trovano a 16 Km a Nord della costa settentrionale del Caithness Scozzese, area famosa per essere ricca di reperti vichinghi e comprendono circa 70 isole di cui 20 sono ancora abitate, con una popolazione che va da 2 anime a centinaia di persone. Amy le visiterà tutte, tranne tre: Wyre, ricca di archeologia; Auskerry dove vive una sola famiglia; Papa Stronsay dove vive una piccola comunità di monaci.

L’arcipelago è disseminato di villaggi preistorici e di standing stones. L’ospitalità è come quella di un tempo e le persone parleranno con voi volentieri, raccontandovi storie interessanti. Tendete l’orecchio ed ascoltate il fragore del mare ed il canto del vento.

Le Orcadi presentano paesaggi spettacolari, solo poche miglia le separano dalla terra ferma, ma le acque profonde del Pentland Firth sono molto insidiose, come testimoniano numerosi relitti che giacciono sui fondali marini e che amplificano l’aria di mistero di queste isole, spesso avvolte dalla nebbia. Sono isole remote perché si trovano all’estremo nord, ad un passo dalla Norvegia. I Vichinghi sbarcarono qui nell’VIII secolo, dalla penisola scandinava, mescolandosi con i Pitti. La storia delle Orcadi fu molto particolare e solo alla fine del XV secolo, tornarono a far parte del regno di Scozia, quando vennero cedute in dote, per il matrimonio fra Margherita di Danimarca ed il re Giacomo III.

Sbarcati sulle isole, vi sentirete catapultati in un altro mondo, con orizzonti sterminati davanti ai vostri occhi, scogliere a picco sul mare, resti risalenti al neolitico, miti, leggende e pochi alberi a sbarrarvi lo sguardo. Sono isole dai colori forti, che se baciate dal sole, si accendono e colpiscono dritte al cuore; mentre nei giorni cupi e di tempesta, vi daranno un assaggio di vita dura e intensa.

Orcadi - FOTO 2

“Sono cresciuta fra gli estremi e li ho cercati io stessa, emulando inconsciamente esperienze dimenticate. Inseguo ancora gli stati alterati, però lo faccio con maggiore consapevolezza. Voglio avere una storia ma devo averla da sobria. Scelgo forza, bellezza e creatività. Come gli apparecchi per generare elettricità, sto cercando di trovare il modo giusto per sfruttare la forza e raggiungere gli obiettivi senza farmi distruggere dall’energia che desidero”.

Orcadi - FOTO 3

La fattoria in cui cresce Amy, si trova vicino alla baia di Skaill, una spiaggia lunga circa 1km e mezzo, deve sorge l’insediamento neolitico di Scara Brae, un villaggio già fiorente prima che Stonehenge fosse costruito. Amy ed i suoi amici d’infanzia nuotano nella baia, ed osservano incuriositi i turisti, che arrivano qui anche da molto lontano, per ammirare questi reperti archeologici, che per i nativi dell’Isola, fanno parte invece del paesaggio di tutti i giorni. Questa baia sembra perduta nel tempo, i colori del mare sono caraibici e spesso si confondono con il blu turchese del cielo, rendendo indefiniti i confini tra cielo e mare.

Skara Brae era già un villaggio fiorente, prima che Stonehenge fosse costruito, prima delle pirami di Giza. Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo di 5000 anni, per capire cosa esiste e resiste qui. Sommerso per secoli, da sedimenti che lo celavano all’occhio umano, fu scoperto dopo una tempesta che nel 1850 lo fece riemergere dalla sabbie del tempo. Camminando attorno a questo sito archeologico sentirete il vento, che vi si scaglia addosso riscaldati da un tenue sole, che farà sentire meno infreddolite le vostre ossa; emozioni che non mi sono mai lasciata alle spalle e che resteranno dentro ogni mia cellula per sempre.

orcadi - FOTO 4

Il campo più grande, vicino alla fattoria dei genitori di Amy, è chiamato “Outrun”, da cui prende il titolo il suo libro nella versione originale. E’ il campo più distante dalle case, dove vivono animali selvatici e di fattoria insieme e dove gli spiritelli si muovono in libertà.

Amy è cresciuta imparando l’alternarsi delle stagioni e dei lavori agricoli, conoscendo gli animali e i loro cicli vitali, diventando una ragazzina spericolata, pronta ad arrampicarsi sulle scogliere senza temere di cadere. Ha osservato i cieli dove le nubi si rincorrono e riversano tonnellate di pioggia sulla terraferma, dove specie rare di uccelli nidificano e dove può capitare di trovare un cucciolo di foca scaraventato a riva dalla forza del mare.

Orcadi - FOTO 5

Il vento su queste isole non cessa quasi mai di soffiare e “le vecchie case sono basse e solide, come la gente di qui”. Questo particolare clima ci ricorda che siamo su un’isola, anche se i locali la chiamano Mainland, la più grande dell’arcipelago. Il Mystical Ring of Brodgar, insieme ad altri monumenti di interesse preistorico, si trova nella parte del Mainland occidentale. Lungo la strada per Scara Brae. Questo ampio cerchio di Menhir, alcuni dei quali sono alti più di 5 metri, si trova su un piccolo istmo di terra tra i Loch Stenness e Harray.

Amy passa qui accanto ogni giorno, l’ambiente qui per lei è familiare, tanto quanto il panorama che noi osserviamo ogni giorno, dalla finestra di casa. I menhir del ring of Brodgar si ergono lì imponenti e silenziosi, immobili nei secoli, se pur levigati da essi, sotto il cielo di una Scozia testimone e resistente. Ti guardano, come giganti silenziosi. Sono rimasta lì per un pò, a camminare, ad ascoltare il suono del vento ed il canto degli uccelli. Erba soffice, terreno duro, profumo di storia, echi di vite passate, sotto un cielo azzurro che incanta al solo volgere lo sguardo verso l’alto.

Orcadi - FOTO 6

Da qui, quando il cielo è limpido si possono intravedere le scogliere dell’Isola di Hoy, imponenti e suggestive. Le Orcadi sono piene di alte scogliere come queste o quelle di Yesnaby, disseminate di faraglioni a strapiombo sul mare e sede di forti correnti marine, causa di molti naufragi. Una volta da ragazzina Amy, ha rischiato di finire fuori strada vicino alle scogliere di Yensaby, purtroppo famose anche, come luogo ideale per suicidarsi.

Orcadi - FOTO 7 HOY

Passeggiare per le vie di Stromness, che poco sono cambiate rispetto al XVIII secolo, vederne i borghi marinari, le barche attraccate alle porte delle case e i numerosi cottage in pietra è stato magnifico. Ora, dopo aver letto il libro, ricordandole ho potuto immaginare anche Amy, percorrere quelle strade, come una fantasma che ho inseguito, senza neppure saperlo.

Mentre passeggiavo per quelle vie, spesso mi sono chiesta, quanto avrebbe potuto essere bello e diverso, essere nata qui o averci vissuto. Scollegata e pure connessa al resto del mondo. Le persone sembrano serene e calme, come se lo scandire così diverso del tempo in questo luogo, le rendesse ignare della frenesia che contagia tutti quanti noi. Adesso conosco il punto di vista della scrittrice, il senso di “prigionia alla Scoglio” di cui soffrono alcuni giovani qui, la voglia di scappare lontano, differenza tra voler visitare un’isola e non poterla lasciare, magari bloccati dal mal tempo. M’immagino lì, a pochi chilometri dalla città, alla ricerca della fattoria del padre di Amy, da qualche parte vicino alla baia, camminando verso l’Outrun.

I genitori di Amy sono inglesi: si erano conosciuti da ragazzi a Manchester e insieme si sono trasferiti alle Orcadi, comprando la fattoria, per vivere a contatto con la natura, secondo un modello di vita semplice e genuino che Amy ha apprezzato soprattutto da bambina, fino alla crisi adolescenziale:

“A diciott’anni non vedevo l’ora di andarmene. La vita alla fattoria mi sembrava sporca, dura e malpagata. Io volevo comodità, glamour, volevo trovarmi al centro del mondo. Non capivo chi diceva di voler vivere in campagna per stare a contatto con la natura. Trovavo le persone più interessanti degli animali. In inverno, costretta a indossare orrendi indumenti per aiutare a rigovernare il bestiame, sognavo l’energia vitale della città”.

Se nella fattoria ha potuto vivere giorni spensierati immersa nella natura, quegli anni sono però anche stati segnati dalla malattia del padre, una psicosi maniaco-depressiva nota come disturbo bipolare di cui soffriva già dall’età di quindici anni. La sua presenza era alternata ad anni di assenza, fin dalla nascita di Amy, come apprendiamo già nel prologo:

“In mezzo al turbinio delle pale di un elicottero, una donna in sedia a rotelle con una bambina appena nata tra le braccia viene spinta lungo la pista di atterraggio dell’isola verso un uomo in sedia a rotelle e camicia di forza che viene spinto dalla direzione opposta. Quel giorno i due, entrambi ventottenni, sono stati assistiti nel piccolo ospedale lì vicino. Lei ha partorito la sua prima figlia. Lui, urlante e fuori controllo, è stato immobilizzato e sedato”.

orcadi - FOTO 8

Finite le superiori, Amy scappa a Londra, dove si laurea. Di tanto in tanto, torna all’isola a fare visita ai genitori ma si sente sempre più fuori posto; loro si sono separati e hanno venduto la vecchia colonica, i capisaldi della sua infanzia non ci sono più, così decide di rimanere a vivere a Londra. La città la fa prigioniera, con la sua vita scintillante di feste e ritrovi, dove però sfidare i limiti la porta a divenire dipendente da droghe e dall’alcol. Amy entra in loop infinito di sbronze e abuso di sostanze, dove passa dai rari momenti di sobrietà vissuti con disperazione alla ricerca di nuovi sballi per scacciare il malessere, a continue ricadute che la prostrano sempre più, fino a perdere il controllo delle proprie azioni e rischiare la vita durante un tentativo di stupro, ma soprattutto fino a perdere il ragazzo di cui è innamorata, che non riesce più a vederla in quello stato.

Come spesso accade, bisogna toccare il fondo prima di riuscire a risalire, ammesso che si riesca a farlo in tempo, prima di autodistruggersi definitivamente.

“Non riuscivo a credere che la tristezza durasse tutto quel tempo. (..) Mi ero spinta troppo oltre e non sapevo come fare a tornare indietro. (..) Una notte ebbi una specie di rivelazione, fugace ma al tempo stesso grandiosa e ardita. (..) in quell’istante vidi che una vita da sobria era non solo possibile, ma anche piena di speranza, abbagliante”.

Inizia così un percorso duro di riabilitazione, che riesce a portare a termine e che le permette di provare a ricostruire la sua vita, tornando proprio là da dove era fuggita, in quelle isole dove la bellezza della natura, la sua maestosa forza ed equilibrio, la faranno riconciliare col suo passato.

orcadi - FOTO 9

Molto della sua storia, si svolge tra questi luoghi e Kirkwall, luogo in cui va a vivere la madre, dopo il divorzio. Questa città è la più popolata delle isole del Mainland Scozzese e la principale delle isole dell’arcipelago delle Orcadi, fulcro commerciale e capoluogo amministrativo, situata in una baia, arretrata rispetto al mare. La cattedrale di St. Magnus, conosciuta come “The light in the North” risale al 1137 ed è dedicata a Magnus, del quale ne contiene le reliquie. E’ stata costruita in arenaria, una particolare pietra rossa inconfondibile.

Pure se siamo in un’isola, la vita nella Mainland è molto diversa da quella delle isole più piccole e remote. La vita di città è molto diversa da quella della fattoria. Amy, lontana da tutto, costruisce muri a secco e ricostruisce se stessa, controlla gli animali della fattoria e si prende cura di sé, si trasforma e si ritrova a contatto con la natura. Mentre vive a Kirkwall con la madre, inizia a lavorare per la RSPB ed inizia ad interessarsi all’ornitologia, andando alla ricerca di uccelli rari, come il “re di quaglie”. Tutte le notti per ore, in giro in lungo ed in largo sull’isola, accompagnata dalla fotocamera del suo cellulare, una cartina e dalle luci delle città che a mano a mano si affievoliscono, più ci si addentra nella campagna e si esce fuori dal centro abitato.

Orcadi - FOTO 10

A nord della Scozia ci sono numerose isole disabitate, abbandonate dalla metà del 900, quando lo spopolamento è diventato così importante, da non permettere agli abitanti restanti di rimanere. Fra le isole abbandonate delle Orcadi ci sono Cava, Faray, Fara, Eynhallow associata a racconti sulle isole fantasma; Swona abbandonata definitivamente nel 1974 dalle persone, ma dove vivono ancora i tori; Copinsay bellissima e piena di pulcinelle di mare, foche e panorami incredibilmente magici e molte altre isole.

Dopo aver finito il suo lavoro per la RSPB, Amy decide di lasciare il Mainland e di trascorrere l’inverno al Rose Cottege sull’isola di Papa Westray, o Papay come è chiamata dai suoi abitanti. Si trova a circa 7km a nord dell’arcipelago, abitata da circa 70 persone.

La vita su quest’isola è profondamente diversa da quella che si vive sul resto delle Orcadi e dalle nostre città: lenta, a contatto con la natura incontaminata e spesso inclemente in inverno, dove si assaggia la furia del vento e del mare in tempesta. A pensarci bene rimanda dentro di me uno strano sentimento, un misto tra curiosità e timore reverenziale.

La sua terapia di recupero è la vita a Papay, dove si immerge nello studio e nell’osservazione delle rare specie di volatili, nell’esplorazione delle isole più remote dell’arcipelago. La sua catarsi passerà attraverso le nuotate nelle acque gelide, a contatto con le poche persone che vivono sull’isola, collegata al mondo attraverso internet. Si immerge nello studio della morfologia del cielo sopra le isole, e nella storia di questi avamposti disseminati tra l’Atlantico e il Mare del Nord.

La North Hill, di Papay è la punta estrema dell’isola, popolata da pulcinelle di mare, gazze marine, urie, cormorani e tante altre specie di animali. La North Hill è una riserva naturale della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), quella per cui Amy lavora mentre si trova sulla Mainland delle Orcadi. Molte specie di uccelli, anche rari, nidificano in queste zone. Qui è possibile vedere anche la primula scotica o “Scottish primrose”, un fiore tipico di questa area, dove è presente in grandi quantità .

In estate a queste latitudini, la luce dura quasi fino a mezzanotte con pochissime ore di buio e poi di nuovo si vedrà sorgere il sole. Ma l’inverno se pur duro, passa in fretta e già agli inizi di marzo, pian piano, il sole riprenderà il suo dominio su queste terre incontaminate e ricche di storia e leggende.

Papa westray - FOTO 12 Knap of Howar papay

Papay è ricca di siti archeologici, ne vanta ben sessanta. Uno di questi riguarda i resti del Knap of Howar, risalenti al Neolitico. Secondo la tradizione, nell’ottavo secolo, il re dei Pitti, Nechtan, (che si convertì alla religione cristiana nel 715 dopo Cristo) tentò di sedurre una giovane donna, chiamata Triduana, la quale, in tutta risposta, si cavò gli occhi e glieli mandò infilati in una spina. Ci sono varie versioni della storia, una di questa dice che il re tentò di violentarla; altre che questo fu un gesto d’amore.

Più tardi, la donna diventò badessa in un convento a Restalrig, attualmente parte della città di Edimburgo, e fu in seguito canonizzata come Santa Tredwell. Anche se molti ritengono che in verità fosse una dea. Una cappella venne dedicata a lei sull’isola di Papa Westray e diventò ben presto sede di pellegrinaggio per le persone con problemi agli occhi.  I resti della Cappella di St Tredwell si trovano su un tumulo conico su una piccola penisola a St Tredwell’s Loch. Alcuni pensano che Triduana sia sepolta qui e che abbia vissuto sola all’interno della cappella; è più probabile invece che i suoi resti, siano stati portati qui. Nel Nord della Scozia ci sono svariati pozzi sacri ed altri siti dedicati a Triduana, come la vetrata colorata nella cattedrale di St Magnus, che la raffigura, serena e con l’aureola, attraversata dalla luce, che lei non poteva più vedere. Nel XII secolo la cappella divenne meta di pellegrini con disturbi alla vista o ciechi. Nella saga degli uomini delle Orcadi, si narra che Harald Maddadsson torturato nel 1201, fu portato dove riposava la santa e recuperò così salute, vista e parola.

“La Gran Bretagna è un’isola dell’Europa, Le Orcadi sono un arcipelago della Gran Bretagna, Westray è un’isola delle Orcadi, Papa Westray è un’isola di Westray, l’Holm of Papayè ancora più remota e solitaria. Le Orcadi sono piene di Holms, termine che sta a significare: isolotto, in mare aperto, vicino alla costa di un’isola più grande.

Alcune camere sepolcrali del Neolitico, sono presenti sulla piccola isola di Holm of Papay, raggiungibile solo con imbarcazioni a noleggio privato, al vecchio molo di Papa Westray, per il costo di circa 25 sterline. Questo sito è talmente remoto che non lo trovo nemmeno indicato su Google maps, è visitabile e gestito da Historic Scotland (HS) ma è quello meno visitato, a causa proprio delle sua inaccessibilità.

Papa Westray si può raggiungere con i traghetti della compagnia Orkney Ferries, che collegano Papa Westray con l’isola di Westray, in particolare con le cittadine di Pierowall e Rapness. Un analogo servizio di traghetti permette di giungerla da Kirkwall, sull’isola di Mainland. Vi sono, inoltre, regolari voli dal Papa Westray Airport a Westray e Kirkwall, se il tempo lo permette.

papa westray
Grazie Valentina!

Amy raggiunge Papay da Kirkwall in aereo; che dopo una piccola sosta a Westray, sorvolando prima Thieves Holm, un’isolotto disabitato; Hellir Holm con il suo faro immutato; Shapinsay ed il suo castello vittoriano ed infine Eegilsay dove fu giustiziato St Magnus, arrivando in fine a Papay.

Il collegamento aereo da Papa Westray e Westray è noto come il volo di linea più breve del mondo, della durata di appena due minuti. Amy arriva in fretta e lascia Papay più lentamente, via mare, con una traversata che richiede 30 minuti circa.

Westray è definita la “regina delle isole” ed è quella più a nord-ovest dell’arcipelago e la seconda più estesa tra le North Isles; conta una popolazione di circa 300 abitanti. Mentre ci vivono circa 100.000 specie di uccelli marini ed animali!! Scogliere maestose, fari e tutto quello che più affascina di queste isole pittoresche.

orcadi - FOTO 14

Sono rimasta affascinata dalla costa e dal mare delle Orcadi ed ora, quando riguardo le foto, immagino Amy nuotare vicino alle foche, accanto a relitti di navi abbandonate ancora visibili lungo le Churchill barriers, immergersi con la maschera andando alla scoperta dei tesori nascosti delle Orcadi.

Le Churchill Barriers, dove si possono vedere la maggior parte dei relitti marini, sono sbarramenti costruiti durante la II Guerra Mondiale, con lo scopo di far arenare i sottomarini nemici nella baia di Scapa Flow, uno dei porti naturali più grandi al mondo. Durante la guerra, 55 navi colarono a picco e si inabissarono, mentre altre rimasero incagliate nelle acque basse. Molte furono recuperate, ma altre giacciono ancora sui fondali e attirano sub provenienti da tutto il mondo.

Orcadi - FOTO 15

È possibile vedere parecchie foche sulle isole, qui chiamate “Selkie”, termine che rimanda alle storie di quelle che assumono sembianze umane. Si narra che le selkies, “sguisciano nude e bellissime dalla pelle di foca e danzano sulle spiagge sotto la luna piena, come le descrive George Mackay Brown nel suo Lungo l’oceano del tempo. Se la pelle si perde o viene rubata, le selkies non possono ritornare foche”.

Circolano voci di uomini che nascondevano le pelli, per prendere in spose queste fanciulle, che sarebbero per sempre appartenute al mare. Amy lascia le isole, riempita di bellezza e piena di speranza, come noi quando con un po’ di tristezza le abbiamo salutate.

orcadi  - FOTO 16

“Sono venuta al mondo in mezzo a scene drammatiche, ho vissuto tra i naufragi e gli ululati delle tempeste, con la nascita e la morte degli animali, le visioni religiose, al limitare del caos, con la possibilità di un imminente avvenimento esaltante e la concomitante minaccia che qualcosa andasse storto. Una parte di me pensa che le fluttuazioni frenetiche siano, se non proprio normali, quantomeno auspicabili, così sono cresciuta aspettandomele e persino cercandole. L’alternativa, l’equilibrio, mi appare scialba e riduttiva. Cerco le emozioni forti e voglio sentirmi più viva”.

Introduzione: Alessandra Carini

Recensione, stile e trama: Pina Bertoli

Geografia e descrizione delle isole: Alessandra Carini

Foto: Alessandra Carini

Articolo scritto in collaborazione con Pina Bertoli de “Il mestiere di leggere blog” e pagina facebook.

Liptrot isole estreme copertina
Foto Pina Bertoli

7 comments on “Outrun – Nelle isole estreme”

  1. “immagino Amy nuotare vicino alle foche, accanto a relitti di navi abbandonate ancora visibili lungo le Churchill barriers” – ecco, non ho letto il libro ma l’immagine che mi sono vista davanti agli occhi è stata molto simile a questa. Io ho un amore viscerale per la Scozia, ogni tanto mi chiedo se in una vita passata, magari, sia nata lì. Ci sono stata solo una volta, tre anni fa, ma resta la mia prima destinazione quando apro Ryanair per prenotare un volo! Grazie per avermi fatta sognare

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.