"the Italian Chapel"

The Italian Chapel – Isole Orcadi: una storia d’amore e speranza

l’epilogo del nostro maxy day tour alle isole Orcadi

41 commenti

Le Isole Orcadi sono meravigliose, una parte della Scozia che non avrei mai immaginato! Selavaggia e incontaminata e, se possibile, queste isole mi sono rimaste nel cuore più di tutto il resto!

Un angolo di assoluto paradiso! Mi sono sentita viva, libera, serena e spensierata. Sono stata letteralmente contagiata dall’accoglienza e del senso di pace che gli isolani mi hanno trasmesso, come se fossi parte di quei paesaggi da sempre!

orcadi cappella italiana

The Italian Chapel

Abbiamo dedicato una parte del nostro viaggio alla scoperta dell’Italian Chapel, posta in un luogo suggestivo e che racchiude in sè una storia meravigliosa.

La Chiesa, conosciuta anche come il Miracolo del campo 60, si trova sulla piccola isola di Lamb Holm. Il Campo 60 era la somma di 13 baracche riservate ai soldati di Mussolini catturati dagli Alleati. Altrettante si trovavano nel vicino Campo 34.

The italian Chapel è tutto ciò che resta del campo di prigionia, nel quale, durante la II guerra mondiale, furono rinchiusi molti italiani, impiegati nella costruzione delle Churchill Barriers.

Nel 1942 furono deportati sull’isola di Lamb Holm, 550 prigionieri di guerra italiani, catturati nel Nordafrica. I prigionieri di guerra furono destinati alla costruzione delle Churchill Barriers, ovvero quattro sbarramenti anti-sommergibile nella baia di Scapa Flow, tutt’oggi visibili e che richiamano turisti da ogni parte del mondo.

Winston Churchill ordinò la creazione delle barriere, per chiudere definitivamente l’approdo orientale dell’isola, in seguito affondamento della HMS Royal Oak della Royal Navy, da parte degli U-47 della Kriegsmarine nazista, avvenuto nel 1939.

Se volete saperne di più sulle Orcadi, alla fine dell’articolo vi ho postato alcuni link dei nostri precedenti articoli.

orcadi l'interno della cappella

Duecento italiani alloggiavano al “Campo 60” di Lamb Holm. Nel 1943, il maggiore Thomas Pyres Buckland, nuovo comandante del Campo e padre di Gioacchino Giacobazzi, sacerdote cattolico del campo, concordarono sulla necessità di realizzare un luogo di culto, che venne completato nell’immediato dopoguerra.

Il 7 agosto 1943 venne inaugurato di fronte alla Cappella italiana, il monumento ai prigionieri di guerra italiani, con una scultura raffigurante San Giorgio che trafigge il drago, realizzata con uno scheletro di filo spinato ricoperto di cemento.

orcadi memoriale san giorgio
Monumento ai prigionieri di guerra italiani

Nel loro tempo libero i detenuti del campo 60, passavano le ore, dedicandosi alla costruzione di questa cappella, messaggio di pace per il mondo intero, usando solo rottami, scarti ed un pò di cemento. La chiesetta venne realizzata tra il 1943 e il 1945.

Le opere principali si devono a Chiocchetti (pittore) e Palumbi (abile fabbro autore della cancellata e si pensa, del cuore inciso a terra).

Chiocchetti trasformò due baracche in una chiesa vera e propria e rimase per terminare i lavori anche quando molti prigionieri tornarono a casa, finita la guerra.

The Italian Chapel dopo la guerra

Nel 1958 un gruppo di cittadini orcadiani costituì un comitato per il restauro della cappella, che suscitò interesse sulla stampa, tanto che nell’estate del 1959 la BBC realizzò un servizio con tanto di intervista a Domenico Chiocchetti, uno dei prigionieri italiani che si era maggiormente speso, per realizzare le decorazioni della cappella e che era stato rintracciato nella sua città natale.

Grazie al contributo della BBC, nel 1960 Domenico Chiocchetti tornò sull’isola per tre settimane per assistere e contribuire personalmente al restauro della cappella. Al termine dei lavori, venne celebrata una messa solenne, a cui parteciparono cittadini orcadiani di ogni confessione religiosa. L’anno successivo la città di Moena donò il Cristo crocifisso intagliato nel legno, in seguito posto al lato della cappella.

scozia 2014 Ivan_2974
La facciata che copre le baracche, con il crocefisso in legno

Chiocchetti ritornò di nuovo alle Orcadi nel 1964 con la moglie Maria, mentre a causa di una malattia dovette rinunciare al viaggio organizzato dagli altri ex prigionieri ritornati nel 1992, per commemorare il 50° anniversario del loro arrivo sull’isola. Chiocchetti amava le Orcadi, così come i suoi abitanti e in diverse occasioni parlò con affetto della loro meravigliosa ospitalità. Dopo la sua morte, la sua famiglia tornò sull’isola e fu celebrata in suo ricordo una messa da requiem.

Nel 2014, in occasione del 70º anniversario della realizzazione della cappella, papa Francesco ha inviato una speciale benedizione ed è stata celebrata qui una messa speciale, a cui ha partecipato Angela Chiocchetti, figlia di Domenico. Eravamo lì quello stesso anno, ma purtroppo le date non hanno coinciso e non abbimo potuto assitere a questo evento così denso di emozioni.

Palumbi invece non seppe mai che la chiesetta fosse ancora in piedi e morì nel 1980, col sogno di poter rivedere l’isola.

orcadi italian chapel
The Italian Chapel – Lamb Holm

La Cappella è in una location assolutamente unica, sembra uscire direttamente da un dipinto.

Sola, piccola ma imponente, mistica, affascinante e romantica. Affacciata sulla Baia ha suscitato in me, sentimenti intensi e contrastanti!

Gli interni dell’Italian Chapel

La cappella venne costruita utilizzando gli scarsi materiali a disposizione dei prigionieri. Due baracche Nissen vennero unite una all’altra. L’interno ondulato venne ricoperto di cartongesso e l’altare e la ringhiera vennero realizzati con calcestruzzo proveniente dal cantiere delle Churchill Barriers.

La facciata, che nasconde la forma della baracca è in cemento e fa apparire l’edificio come una chiesa tradizionale.

orcadi soffitto cappella
Particolare dei soffitti

La maggior parte della decorazione interna fu eseguita da Domenico Chiocchetti, originario di Moena in provincia di Trento. Egli rimase sull’isola anche dopo la fine della guerra, per completare l’affresco dell’abside della cappella, che rappresenta la Madonna col Bambino.

orcadi altare cappella
Il dipinto di Chiocchetti

Alla sinistra dell’altare è raffigurato un angelo che tiene in mano lo stemma comunale di Moena: una barca che, uscendo da una tempesta, procede verso il sereno. Il resto della cappella fu decorato da altri prigionieri.

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Giusppe Palumbi, abile artigiano del ferro, eseguì in soli quattro mesi l’imponente cancellata divisoria dell’abside, in ferro battuto. Le lampade del soffitto, furono realizzate con barattoli di carne di manzo in scatola.

orcadi cancello cappella
La cancellata di Palumbi

La fonte battesimale fu ottenuta da una carcassa di automobile, rivestita da uno strato di cemento.

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Il cuore ai piedi del cancello

C’è un cuore, impresso nel pavimento della cappella, sotto al cancello in ferro. La storia che ci è stata raccontata, narra che il prigioniero Palumi, impiegato nella costruzione della Cappella, si innamorò di una ragazza dell’isola, Barbara.

I compagni di prigionia, raccontano che Giuseppe la conobbe durante uno dei suoi viaggi su Mainland, dove prelevava il ferro ed il carbone dalle navi, per forgiare il cancelletto.

Barbara aveva 20 anni e suonava il piano; lui conosceva l’inglese e portava sempre con sé un banjo. La storia finì con la conclusione della II guerra mondiale, quando Palumbi tornò in Italia dalla sua famiglia. Prima però portò a termine il suo cancello in ferro battuto e lo mostrò alla donna.

Davanti alle porte le disse di non guardare in alto verso gli affreschi ma, in basso, a terra, dove le ringhiere si univano dentro ad un piccolo cuore. Fu un ultimo regalo, un messaggio: “il mio amore resta qui“.

orcadi soffitto cappella italiana
Dettaglio dei soffitti

The Italian Chapel non rappresenta solo un legame indissolubile tra l’Italia e le Orcadi ma, è un messaggio di amore, speranza di affetto indissolubile che permane nei secoli. E’ stato davvero emozionante visitare questo luogo denso di emozioni e di storia.

Se vi siete persi il nostro reportage sulle Isole Orcadi, lo trovate cliccando a questi links:

I parte

II parte

III parte

IV parte

PS. Non dimenticare di mettere un like e condividere se l’articolo ti è piaciuto 🙂 Grazie

NB. Tutte le foto sono di proprietà di Ale Carini (Ally Blue) e Ivan Balducci ©2017-2018. Vietato ogni uso. © 50sfumature di viaggio – Scozia on the road

41 comments on “The Italian Chapel – Isole Orcadi: una storia d’amore e speranza”

  1. Ho visto la foto su Instagram ma non conoscevo la storia, davvero bella e anche struggente direi. Per alcuni versi mi ha un po’ ricordato il film “mediteranneo”, anche se le ambientazioni sono praticamente opposte 🙂

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    1. Ciao Giulia, si quando ho scoperto la storia di questo luogo anche a me aveva ricordato un film visto in passato … ma non mi veniva in mente quale, grazie penso proprio che fosse questo!

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    1. ciao Elena, hai assolutamente ragione .. anche mio nonno mi ha parlato spesso della guerra, è nato a cavallo tra la I e la II guerra mondiale. E’ anche in sua che mi sono appassionata a questo genere di storie 🙂

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    1. Ciao Francesca! Alle Orcadi ho lasciato il ❤ appena scesa dal traghetto mi si sono riempiti gli occhi di una tale bellezza che non trovo mai le giuste parole, per riuscire a descriverla !

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  2. Meravigliosa questa cappella. E meravigliosa la sua storia. E’ incredibile come da materiali di scarto possa nascere una cosa così bella.
    Non la conoscevo, e ti ringrazio per avercene parlato.

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  3. Leggere questo articolo mi ha messo una nostalgia delle Orcadi e della Scozia in generale incredibile… mi ricordo quando la guida ci ha raccontato la storia dell’Italian Chapel, così piena di romanticismo! Che luoghi meravigliosi!

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  4. La cappella è davvero interessante per la sua decorazione così viva e piena di colore, mi ha fatto venire in mente il film Mediterraneo, dove anche lì i soldati italiani si erano dedicati a decorare una chiesetta locale

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